Mi sorprendo nel constatare che, partendo dalle conoscenze di base e dall'ascolto dei grandi, riesca a rielaborare in forme nuove ciò che ascolta.
Nel suo processo di assimilazione, imitazione e creazione del linguaggio noto le tracce degli schemi mentali in costruzione che via via si vanno affinando.Ieri mi ha sorpreso applicando forme condizionali a verbi "strani".
Ciò che mi ha colpito è che lui ha ragione nell'applicare la regola generale ai verbi diversi da quelli che ascolta.
Voglio dire che è logico e giusto dire "esseravo" invece di "ero".
Purtroppo o per fortuna l'italiano è quello che è. La fiera dei verbi irregolari. Il tripudio delle eccezioni.
Michele ogni giorno affronta questa sfida con slancio creativo e prova a saltarci fuori.
Da questi suoi "errori" (che errori logici non sono di sicuro) mi è venuto un pensiero che riguarda i nostri schemi e processi mentali e quanto questi siano derivati dalla lingua che parliamo.
Facciamo proprio l'esempio di "io esseravo". Il comportamento semantico "tipico" del passato prossimo, ossia l'applicazione dopo la radice del verbo del suffisso "avo-evo-ivo", non può essere sempre esteso a tutti i verbi.
Ora vi racconto questo aneddoto al riguardo.
Michele (mio figlio) stava giocando tutto concentrato e io gli chiedevo di raccontarmi la sua giornata all'asilo. Mentre mi racconta i giochi che ha fatto mi dice che "io eravo stato buono"